Di Paolo De Leo
Il film racconta con passione e numerosi dettagli la vita di uno dei più grandi artisti della musica italiana. Per scoprire dove vedere il film, visitate il sito ufficiale nexostudios.it, punto di riferimento per tutte le informazioni sulle proiezioni.
LunedƬ 2 febbraio, al Cinema Barberini di Roma, si terranno tre sessioni speciali con la partecipazione del regista Renato De Maria e del protagonista Dario Aita. Gli orari sono 19.00 (con saluti a fine film), 21.15 e 21.30 (con saluti allāinizio). I biglietti per questi eventi sono giĆ disponibili: non perdete questa occasione.
Coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures, āFranco Battiato. Il lungo viaggioā racconta la vita dellāartista, interpretato da Dario Aita, dal suo arrivo a Milano negli anni Settanta fino al ritorno in Sicilia. Ć disponibile anche il trailer ufficiale.
La storia segue il percorso interiore di Battiato, sempre alla ricerca di una spiritualitĆ autentica, mostrando la crescita del suo talento musicale e gli incontri importanti della sua carriera, come quelli con Giuni Russo, Juri Camisasca e Giusto Pio, amico e collaboratore.
Il biopic del 2026, diretto da Renato De Maria, ha ricevuto opinioni diverse: ĆØ stato apprezzato per lāinterpretazione intensa di Dario Aita e per lāatmosfera onirica, ma ha diviso il pubblico per lo stile narrativo.
Ecco i punti principali delle recensioni sul film del 2026:
Altri film e documentari su Battiato:
Nota: Le recensioni si riferiscono soprattutto al film del 2026 āIl lungo viaggioā.
Oggi il biopic è molto popolare e Franco Battiato è uno dei soggetti più adatti a questo formato.
Il problema dei biopic ĆØ spesso lāequilibrio tra documentario e finzione; chi conosce bene il personaggio, come fan e giornalisti, noterĆ alcune incongruenze nella sceneggiatura. In āFranco Battiato ā Il lungo viaggioā ce ne sono, ma non sono fastidiose o troppo evidenti. La narrazione presenta accelerazioni utili e qualche licenza creativa, come una scena immaginaria tra Giuni Russo e Battiato la sera del famoso passaggio a Sanremo di Alice con āPer Elisaā.
Nel film, personaggi come Giuni Russo, Fleur Jaeggy e Giusto Pio sono chiamati per nome, questāultimo interpretato da Giulio Forges Davanzati e molto somigliante alla persona reale. Altri, come Giorgio Gaber, Ombretta Colli, Juri Camisasca e Antonio Ballista, appaiono solo brevemente.
Alcune rappresentazioni, come quelle di Angelo Carrara e Gianni Sassi, sono un poā esagerate, cosƬ come i discografici milanesi, rappresentati con un accento milanese non sempre autentico. Inoltre, alcune affermazioni nel film, come quella che dice che āPatriotsā vendette meno de āLāera del cinghiale biancoā, non sono corrette.
Tuttavia, essendo un biopic e non un documentario, queste libertĆ sono comprensibili. Alcuni dettagli biografici sono molto curati: la partita di calcio in cui Battiato si ruppe il naso (anche se raccontata in modo diverso), le partite a poker con Fleur e Roberto Calasso usando libri Adelphi come fiches, lāesibizione del 1989 davanti a Papa Giovanni Paolo II, dove Battiato non riuscƬ a finire āE ti vengo a cercareā, e lāintervista televisiva del 1981 a Mario Luzzatto Fegiz per āMister Fantasyā.
La fedeltà ai fatti reali in alcune scene fa risaltare le incongruenze in altre: per esempio, nel film la madre di Battiato arriva a Milano solo nel 1971, mentre in realtà arrivò molto prima. Dal punto di vista narrativo, però, questa scelta funziona e rende il racconto più fluido.
La carriera di Battiato ĆØ raccontata a salti, tralasciando la fase precedente a āFetusā e gli album tra āSulle corde di Ariesā e āLāera del cinghiale biancoā, fermandosi quasi alla fine degli anni Novanta con una scena poco credibile sulla scrittura de āLa curaā.
In sintesi, questo biopic, simile a āBohemian Rhapsodyā sui Queen, non offre una narrazione totalmente fedele e dettagliata della vita di Battiato, anche se ricostruisce con cura alcuni videoclip storici. Ć un film che esplora il legame profondo tra Battiato e sua madre, figura centrale nella sua vita. Simona Malato, che interpreta la madre, offre una performance convincente e sobria, senza troppi sentimentalismi che avrebbero appesantito il racconto. Anche Dario Aita spicca nel ruolo di Battiato, interpretandolo e cantandone le canzoni con passione, anche se la scelta di imitare la voce e il modo di parlare dellāartista potrebbe non piacere a tutti.
Non ditelo a nessuno, ma āFranco Battiato. Il lungo viaggioā ĆØ un film da vedere assolutamente.
Ć anche un omaggio a Milano, e siamo stati felici di partecipare allāanteprima, piena di registi, musicisti, giornalisti, editori e altri. Un grande successo nella sala dellāAnteo il 22 gennaio. Scommettiamo su un altro tutto esaurito nelle proiezioni del 2, 3 e 4 febbraio, prima che il film arrivi in TV come produzione Rai. Ma davvero, non ditelo a nessuno e correte a scoprire la storia di un uomo e di un grande musicista, che raramente perse la calma anche con i discografici più severi.
PerchĆ© sƬ, la prima cosa che abbiamo scoperto al cinema ĆØ che nella vita di Battiato cāera spesso un āuomo dāazioneā, con voce quasi stridula, curioso di ascoltare le sue idee insolite ma anche impaziente che lui avesse successo.
Uno di questi discografici, Bruno Tibaldi, era presente e ha raccontato un aneddoto: āIo sono il discografico che ha firmato con Franco Battiato per la EMI e ho lavorato a āLāera del cinghiale biancoā (non il primo disco di Battiato, ma qui arriva il bello). Mi telefonò più volte Angelo Carrara, il suo manager, per un incontro senza dirmi il nome. Alla fine scoprii che era Battiato e dissi: āNo, fa dischi poco commerciali, come Fetus e Pollutionā¦ā Però ricordai che aveva partecipato a un disco estivo con āĆ lāamoreā, cosƬ pensai: āForse si riprendeā¦ā. Carrara insistette molto per lāincontro, che avvenne nel mio ufficio a Roma. Carrara parlava tanto⦠e Franco stava zitto su un divano in un angolo. Capito che Carraraā¦ā











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