Torino, la guerriglia contro lo Stato, sindacati chiedono pugno di ferro

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di Anna Di Vito

C’è una sottile linea rossa che le Sinistre hanno oltrepassato da tempo. Ma il vaso di Pandora è stato ormai scoperchiato irreversibilmente: prima con la censura in Parlamento di un convegno della Lega, impedendone di fatto il regolare svolgimento, e poi definitivamente con l’operazione armata della guerriglia urbana andata in scena a Torino nella giornata di ieri, 31 gennaio 2026.

«Basta chiacchiere, basta ipocrisie. A Torino non abbiamo assistito a una manifestazione, ma a un tentato massacro pianificato dai delinquenti del centro sociale Askatasuna».
Così il Segretario Generale Nazionale del COSAP (Coordinamento Sindacale Appartenenti Polizia), Sergio Scalzo, rompe ogni indugio nel denunciare quanto accaduto nel capoluogo piemontese.

«Il bilancio è di 11 colleghi feriti, 11 servitori dello Stato, padri di famiglia che indossano la divisa per amore del Paese, selvaggiamente aggrediti, presi a sassate e bersagliati da bombe carta. Vedere un blindato in fiamme è l’immagine del fallimento di uno Stato che si lascia umiliare da criminali travisati».

Il COSAP esige risposte immediate e non mediabili: Decreto Legge Straordinario: il sindacato chiede al Governo un provvedimento d’urgenza per ripristinare l’ordine pubblico. «Non possiamo più tollerare zone franche. Lo Stato deve intervenire preventivamente e con forza contro chiunque attenti alla sicurezza nazionale». Reato di terrorismo per chi attacca la Polizia: «Chi alza le mani su un uomo in divisa non esercita dissenso, ma colpisce le fondamenta della democrazia». Stop alla magistratura ideologizzata: «Giustificare o minimizzare questa violenza sotto la bandiera del diritto di manifestare è complicità morale. Servono condanne esemplari, senza sconti».

«Un padre di famiglia non può uscire di casa per garantire la sicurezza e tornare in ambulanza perché lo Stato permette a quattro delinquenti di giocare alla rivoluzione. Se il Governo non ha il coraggio di agire con leggi speciali, si assuma la responsabilità del prossimo martire in divisa. La nostra tolleranza è zero, la nostra pazienza è finita», conclude il COSAP.

Si chiama Alessandro Calista, ha 29 anni, una moglie e un figlio. È un agente del Reparto Mobile di Padova, originario di Pescara. È lui uno dei poliziotti più gravemente feriti durante la manifestazione.
È ricoverato in ospedale dopo aver subito una violenta aggressione: caduta a terra, calci alla testa e tre martellate mentre era inerme. Ha riportato contusioni multiple su tutto il corpo. Non è in pericolo di vita, ma poteva esserlo. Dall’ospedale ha dichiarato: «Ho fatto il mio dovere».

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata alle Molinette di Torino, dove sono ricoverati due agenti feriti:
«Questi non sono manifestanti, sono criminali organizzati. Quando si colpisce qualcuno a martellate lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere gravissime».

Alla stampa la Premier ha aggiunto:
«Contro questi agenti sono stati usati martelli, molotov, bombe carta ripiene di chiodi, pietre lanciate con catapulte, jammer per impedire le comunicazioni. “Erano lì per farci fuori”, ha detto un agente. Non è una protesta, si chiama tentato omicidio. Mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni. Se non difendiamo chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto».

Presente alle Molinette anche il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio: «La presenza del Presidente del Consiglio è la dimostrazione che lo Stato c’è. Torino è la città dove è nata l’Italia: quanto accaduto è ancora più grave. Askatasuna è negazione della libertà, violazione della legalità, totalmente incompatibile con una comunità democratica».

Duro anche l’intervento del Ministro della Difesa Guido Crosetto: «Oltre mille persone organizzate militarmente, con una strategia da guerriglia urbana. Molotov, bombe carta con chiodi, spranghe, scudi, caschi, maschere antigas e jammer. Non sono manifestanti, sono bande armate che colpiscono lo Stato. Devono essere combattuti come lo furono le Brigate Rosse».

Il bilancio finale parla chiaro: oltre cento feriti tra le forze dell’ordine.
96 poliziotti, 7 militari della Guardia di Finanza e 5 carabinieri.

Anna Di Vito

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