“Un nuovo rinvio al 27 marzo del 2026. Se continuera’ cosi’, forse arrivero’ alla pensione”. Commenta cosi’, uscendo dal palazzo di giustizia di Salerno, Dario Vassallo, fratello di Angelo, sindaco-pescatore di Pollica-Acciaroli ucciso nel 2010, l’esito della quarta udienza preliminare nell’ambito dell’inchiesta sul delitto. Quanto alla pronuncia del Tar Lazio, che ha annullato il decreto con cui era stata disposta la sospensione precauzionale dal servizio per il colonnello Fabio Cagnazzo (uno dei quattro indagati), Dario Vassallo, che presiede la Fondazione ‘Angelo Vassallo Sindaco Pescatore’, sostiene che “il tribunale amministrativo del Lazio bisogna vedere se ha letto 10mila pagine. Io penso che non l’abbia lette perche’ in queste 10mila pagine ci sono le vergogne italiane”. “Il processo – aggiunge – non e’ contro Cagnazzo, il processo e’ contro lo Stato che non ha cautelato un sindaco che e’ stato ucciso e, oggi, ancora oggi, un altro rinvio. Noi non ce l’abbiamo con Fabio Cagnazzo, noi ce l’abbiamo con questo sistema che ha impiegato 15 anni per cercare la verita’ e adesso, di rinvio in rinvio, passeranno altri cinque anni per arrivare a qualche cosa”. Il figlio di Angelo Vassallo, Antonio, all’uscita dal tribunale, sottolinea che “non siamo contentissimi pero’ confidiamo ancora nei confronti della giustizia e speriamo che quanto prima possibile arriviamo a questo benedetto processo. Noi – conclude – siamo qui, siamo sempre fiduciosi, pero’ tanti rinvii”
Rinvio dell’udienza Vassallo, la fondazione: «Inaccettabile, ora verità e giustizia»

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