di Mariarosaria Di Vece
In vista delle prossime elezioni amministrative a Salerno, Pietro Vuolo, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, parla di coalizione, metodo e non esclude una possibile candidatura a sindaco. Al centro della sua visione: il lavoro di squadra, il superamento del modello personalistico e una nuova attenzione ai temi concreti, a partire dal mare e dai servizi essenziali.
Dott. Vuolo, come giudica l’esperienza dei dieci anni di amministrazione Napoli alla guida del Comune di Salerno?
“Dal punto di vista tecnico guardo ai dati di bilancio: il Comune ha un indebitamento enorme, ha alienato gran parte del patrimonio per coprire i debiti e ha fatto ricorso a strumenti straordinari per evitare il dissesto. Questo dimostra che non si è avuta cura delle finanze della città. Da cittadino, poi, vedo una città abbandonata: sporcizia, traffico, strutture sportive pessime. Salerno è annichilita, a partire dalle cose più semplici”.
Si sta lavorando alla costruzione di una coalizione di centrodestra in vista delle prossime amministrative. Come si colloca Fratelli d’Italia in questo percorso e quali forze ne costituiranno l’ossatura a Salerno?
“Fratelli d’Italia fa parte a pieno titolo della coalizione di centrodestra. Al momento il tavolo di riferimento è composto da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi Moderati, Udc e Rotondi, mentre eventuali sviluppi futuri saranno definiti più avanti. L’individuazione del candidato sindaco sarà il frutto di una negoziazione che non è ancora iniziata formalmente: dopo un primo confronto con i vertici provinciali del partito, sarà necessario sedersi al tavolo con i vertici regionali degli altri partiti. Essendo Salerno un capoluogo di provincia, la scelta va valutata in una prospettiva più ampia che coinvolge anche le altre città chiamate al voto, come Avellino. Questi accordi serviranno non solo a definire il candidato, ma anche a stabilire gli equilibri all’interno della coalizione”.
Ci sarà apertura verso associazioni, comitati e società civile?
“Sicuramente sì, c’è apertura. Ritengo però necessario fare una riflessione su due livelli: quello del candidato sindaco e quello della composizione della squadra. Sul primo aspetto, l’ipotesi di un candidato civico mi lascia alcune riserve. Sul secondo, credo che la squadra debba essere composta da persone con competenze specifiche, perché amministrare una città complessa richiede preparazione e conoscenze precise, e anche con comprovata esperienza politica”.
Qual è la sua visione sul ruolo del candidato sindaco all’interno della coalizione?
“Non amo fare la corsa al nome. Come dirigente di Fratelli d’Italia a Salerno ho dato un’impostazione basata sul gruppo, sulla condivisione, sulla partecipazione e sull’individuazione di competenze specifiche per materia. Per coerenza, sono meno trepidante sull’individuazione del candidato sindaco, perché non credo all’idea del sindaco come “super persona” dotata di superpoteri. Nessuno, da solo, può ottenere grandi risultati. Si governa solo se si lavora in squadra”.
Quindi per lei il tema centrale è il lavoro di squadra.
“Assolutamente. E per lavorare in squadra bisogna conoscersi. Non solo dal punto di vista umano, ma anche per valorizzare le competenze di ciascuno. È per questo che l’ipotesi del candidato civico calato dall’alto mi lascia perplesso. L’idea di una persona che arriva dalla società civile e dall’oggi al domani deve governare tutto mi sembra un’utopia. Meglio valorizzare le classi dirigenti che in questi anni hanno lavorato nei partiti e nelle istituzioni. Io, dopo un anno di lavoro nel partito, conosco la mia squadra, so cosa può dare. Se mi chiedessero di fare il candidato sindaco di Fratelli d’Italia direi sì, proprio perché conosco le persone che lavorerebbero con me”.
Quindi in vista delle amministrative lei non si tira indietro rispetto a una possibile candidatura a sindaco?
“No, non mi tiro indietro. So di avere le competenze e soprattutto non sono solo. Ho un’età e una preparazione adeguate, una formazione professionale poliedrica”.
Lei critica dunque il modello dell’uomo solo al comando?
“Sì. Non credo a quel modello, che oggi viene incarnato da De Luca. Può essere anche un amministratore capace, ma senza una team valido non si va lontano”.
Come dovrebbe essere impostata, allora, la campagna elettorale?
“In modo completamente diverso dal passato. Non bisogna raccontare ai cittadini di aver trovato un candidato dai superpoteri. Bisogna dire chiaramente che da una parte c’è una forza che governa la città da circa trent’anni, con pochi cambiamenti, e dall’altra una proposta alternativa. Ai cittadini chiedo: dopo trent’anni di amministrazione De Luca, quattro da sindaco e dieci al governo regionale, cosa è realmente cambiato a Salerno?”
Ha già in mente proposte concrete?
“Sì. Ad esempio modificherei il regolamento comunale: non si deve festeggiare la posa della prima pietra, ma quella dell’ultima. Basta cerimonie sui cantieri mai conclusi, come abbiamo visto per il Palazzetto o per la Curva Nord dell’Arechi a pochi giorni dalle elezioni regionali. Bisogna celebrare le opere finite”.
Da dove dovrebbe partire la nuova giunta?
“Dalle cose semplici. Il mare è una mia passione. Garantire l’accesso al mare a tutti i cittadini e far vivere davvero Salerno come città di mare è una priorità. Poi servono strutture sportive dignitose e spazi per i bambini: oggi molte strutture sono talmente fatiscenti che portarci i figli significa rischiare di farli ammalare. Da qui bisogna ripartire”.












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