di Riccardo Pucciarelli
I fumatori italiani si sono svegliati questa mattina con una brutta sorpresa: i pacchetti di sigarette sono ufficialmente più cari. Gli incrementi partono da oggi, come previsto dall’ultima Legge di Bilancio 2026, e interessano varie marche e tipologie di tabacco. Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e riportati da fonti economiche, i rincari raggiungono fino a 30 centesimi a pacchetto per i principali marchi come Marlboro, Chesterfield, Diana e L&M. Con questi aggiustamenti, ad esempio, un pacchetto di Marlboro Gold passerà da circa 6,50 € a 6,80 €. Le nuove accise sul tabacco prevedono un aumento dello “specifico”, la parte fissa della tassa, che per il 2026 sale a 32 euro per 1.000 sigarette, con ulteriori aumenti programmati per il 2027 e il 2028. Anche sigari, tabacco trinciato e prodotti alternativi come le sigarette elettroniche non sono esenti dai rincari: i prezzi di questi prodotti cresceranno gradualmente nei prossimi tre anni, contribuendo a una tendenza generale al rialzo dei costi legati al consumo di nicotina. La misura è stata introdotta all’interno della Manovra Economica del 2026 con duplice scopo dichiarato: aumentare le entrate fiscali dello Stato e disincentivare il consumo di tabacco per motivi di salute pubblica. Secondo fonti istituzionali, l’aumento delle accise porterà nelle casse pubbliche circa 900 milioni di euro aggiuntivi solo nel 2026. I sostenitori dei rincari, tra cui vari gruppi per la salute pubblica, ricordano che l’Italia è tra i paesi europei dove il prezzo delle sigarette è relativamente basso rispetto ad altri Stati membri. Alcune proposte di legge, al vaglio politico da mesi, addirittura suggerivano di aumentare il prezzo fino a 5 euro in più per pacchetto per finanziare direttamente il servizio sanitario nazionale. Molti lamentano l’onere economico diretto, sottolineando come l’aumento possa gravare in modo significativo sulle famiglie che includono fumatori abituali. Sui social e nei forum dedicati si leggono commenti di rassegnazione, preoccupazione per il costo crescente e richieste di alternative più economiche o di smettere di fumare. (Discussioni pubbliche su piattaforme web mostrano che l’aumento dei prezzi genera frustrazione tra gli utenti). Dal canto loro i rivenditori ammettono che i rincari si rifletteranno sulle vendite, ma sottolineano che è lo Stato – e non loro – a determinare i prezzi finali dei prodotti attraverso le accise: in Italia, per legge, i listini sono stabiliti dal monopolio statale. Mentre i medici e oncologi salutano la stretta fiscale come una misura salutare per la popolazione, richiamando i noti effetti negativi del fumo sui polmoni e sulla spesa sanitaria pubblica. Secondo alcuni studi, un aumento dei prezzi tende a ridurre la domanda di tabacco nel lungo periodo. L’Italia non è sola in Europa nelle politiche di aumento delle accise sui tabacchi. La Commissione europea sta valutando modifiche alla direttiva fiscale sui prodotti del tabacco, anche se con alcune resistenze da parte di Stati membri preoccupati per la possibile espansione del mercato nero e per gli effetti su prodotti alternativi come e-sigarette e tabacco riscaldato. L’aumento dei prezzi delle sigarette scattato da oggi è il risultato di una politica fiscale orientata sia alla salute pubblica sia alla necessità di incrementare le entrate statali. I fumatori italiani dovranno adeguarsi a una nuova realtà di consumi più costosa, mentre il dibattito pubblico sul futuro delle politiche antitabacco continua tra sostenitori e critici.












Lascia un commento