Di Paolo De Leo
Nel 1954, l’anno in cui Dorelli vinse il Festival della Canzone Italiana, nacque una passione che ha segnato tutta una vita: la musica. Questa passione apparteneva a una persona con una sola parola per descriverla: tenacia. Lei è Gianna Nannini, figlia di una famiglia con un padre severo che si oppose al suo sogno di diventare cantautrice. Il padre voleva che facesse la tennista; ma Gianna, decisa, vendette la racchetta che lui le aveva regalato per pagarsi la prima scuola di canto.
Poi si trasferì a Milano, dove riuscì a farsi notare grazie al sostegno di Mara Maionchi, alla casa discografica Ricordi e alle sue canzoni scritte e suonate al pianoforte. Quando Mara Maionchi lasciò Ricordi, Gianna chiese il contatto di un nuovo grande produttore che la portò in Germania. All’epoca molti pensavano che Nannini sarebbe stata solo una cantautrice talentuosa ma destinata a sparire in fretta.
La forza della cantante senese stava nel fatto che ogni esperienza vissuta e ogni emozione diventavano subito parole scritte con cura e passione. Poi cercava con determinazione un pianoforte o uno strumento per trasformare quelle parole in musica unica e vera. Questo modo intenso e sincero di lavorare le portò una fama solida nel mondo della musica, dove aveva deciso di affermarsi con tutte le sue forze, un mondo che da bambina l’aveva costretta a lasciare la famiglia per inseguire i suoi sogni.
Nel tentativo di trovare equilibrio anche nella vita sentimentale, cercò un legame con una sua amica, creando un rapporto importante. Ma dopo il successo, cominciò a usare droga, una strada pericolosa che mise a rischio la sua salute e stabilità. Dopo un periodo difficile, decise di smettere per amore, affrontando un lungo periodo di astinenza. In quel momento difficile, suo padre tornò, pronto a sostenerla con affetto, aiutandola a uscire dalla paranoia e dalle difficoltà causate dall’astinenza da cocaina.
Per aiutarla a guarire dallo stato psicotico, fu portata da uno psichiatra che, dopo una settimana di cura, consigliò un ricovero obbligatorio.
Dopo la guarigione tornò dalla sua musa ispiratrice, riconoscendo che lei lo era stata per la sua canzone “America”. Tornata sulle scene, i suoi amici pensavano fosse ancora fragile, ma lei dimostrò di essere la stessa Gianna degli inizi: travolgente e appassionata.
Durante il concerto del ritorno, le fu detto che suo padre stava per morire, e scrisse “Tornerai” in suo ricordo.
In questo articolo dedicato al film “Sei nell’anima” non sono stati inseriti i titoli delle canzoni di Gianna Nannini per lasciare il desiderio di scoprirle guardando il film. Qui si è voluto mostrare il carattere forte della cantante di Siena, che ha segnato gli anni ’70 e ancora oggi è un simbolo di forza e indipendenza per molti italiani.
Il film di Cinzia TH Torrini, che ha co-scritto il soggetto con Cosimo Calamini e la sceneggiatura con Calamini, Donatella Diamanti e la stessa Gianna Nannini, si basa sull’autobiografia della cantante intitolata (in modo diretto e sincero) “Cazzi miei”. La storia si concentra sulla prima parte della carriera di Nannini, fino alla sua rinascita con “Fotoromanza”, dopo l’episodio psicotico mostrato nel film attraverso il personaggio ambiguo di Marc, che sembra spingere Gianna verso scelte sbagliate, anche riguardo alla sua sessualità.
A colpire davvero è Letizia Toni, la giovane attrice che ricorda – senza imitare – la Nannini nel tono di voce, nel modo di parlare, nel passo deciso, nelle espressioni e nei tic, così come nel canto, anche se non ha la potenza vocale o la rabbia della Gianna originale. Toni fa un ottimo lavoro nel dare vita al personaggio, mostrando anche quella fragilità che la cantante ha sempre nascosto al pubblico, forse per scelta personale. Molto valida è anche la prova di Maurizio Lombardi nel ruolo di Danilo Nannini, capace di mostrare con delicatezza l’evoluzione del suo personaggio senza esagerare.

Il film autobiografico ti tiene davvero attaccato allo schermo, anche se ti svegli alle 4:30 di notte per andare in bagno e poi non riesci più a dormire. È un vero capolavoro del cinema.











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