Il Giffoni film festival da Toni servillo a la Maiorino passando per Paolo Sorrentino

Il Giffoni film festival da Toni servillo a la Maiorino passando per Paolo Sorrentino

Di Paolo De Leo


Dovete coltivare il valore della vita – ha detto Servillo ai ragazzi – Una vita spesso ferita. Si uccide per nulla, e questo è un grave errore. Ricordate, il cinema non deve raccontare solo storie belle, ma anche i valori calpestati. Alle domande sulla sua carriera risponde con fermezza: “Non ho mai pensato alla carriera. Sono stato colpito dalla scoperta del teatro e a 17 anni, con alcuni compagni di scuola, abbiamo creato una compagnia senza aspettarci nulla. Dovete scoprire piano piano il vostro talento e capire se può servire agli altri. Se pensate all’attore come a un lavoro, iniziate male.” Ogni personaggio è una sfida diversa: “È più difficile interpretare persone vere, perché devi trovare una strada nuova, diversa da quella che il pubblico si aspetta. Non mi è mai piaciuta l’imitazione nei biopic. Film come Il Divo mostrano un aspetto di un personaggio in un momento cruciale del nostro Paese. Ho cercato di rendere la realtà più intensa per creare una figura simbolica, non una semplice copia. È invece molto interessante interpretare un personaggio nato dalla visione di un autore capace di colpire lo spettatore. Pensare che per molti Jep Gambardella sia una persona reale è un risultato straordinario che mi rende felice.” Al cinema “ho sempre scelto i film che volevo, privilegiando il legame umano e la condivisione di idee con registi e autori. Sono stato fortunato? Diciamo che non mi sono mai lasciato guidare dalle leggi del mercato. Il mio modo di lavorare è questo: guardo il personaggio dal basso verso l’alto, come se fosse qualcuno più affascinante di me a cui devo dedicarmi. Questo avviene sempre a teatro e può succedere anche al cinema.” Il palcoscenico è e resterà sempre il mio primo amore: “Chi mi conosce sa che Eduardo De Filippo è stato un autore fondamentale per me. Prima di entrare in scena, anche a quasi ottant’anni, diceva che il cuore gli batteva forte e le gambe tremavano. Se non senti questa emozione, allora non hai talento. Lo diceva anche Louis Jouvet, grande attore francese: la paura arriva con il talento.” Sul tema di #Giffoni55, per diventare umani “bisogna allenarsi e il teatro è stata la mia palestra. È una delle ultime esperienze di spettacolo basata sulla condivisione umana, in un tempo e uno spazio umani, dove domina uno sforzo scenico profondamente umano. Pensate che con le compagnie teatrali condividi lunghi pezzi di vita, sogni, ambizioni, ma anche errori e fallimenti. Questo aiuta a sviluppare un pensiero critico autonomo, perché il teatro non ti tratta come un consumatore da intrattenere senza fine, ti tocca dentro come un buon libro o un concerto memorabile. Non sei solo, come qualcuno vorrebbe farci credere, ma condividi. In questo senso il teatro mi ha aiutato a restare con i piedi per terra.” A chi pensa che l’attore viva da un party all’altro, con un drink in mano, Servillo risponde: “È un lavoro che richiede sacrificio e solitudine. Ho dovuto rinunciare a molte cose della vita per avere disciplina, orari, passando gran parte del tempo da solo in una camera d’albergo. Ci sarà pure qualcuno che incarna il mito del genio e della sregolatezza, ma a me non interessa. Basta leggere la biografia di Chaplin: sembra scritta da Dickens.” I pericoli di oggi sono il mercato e la realtà, “che entrano con forza per limitare la fantasia alla base del gioco teatrale. Eduardo pensava che si potesse ottenere il massimo della verità dalla massima finzione. Oggi vogliono renderci piatti e farci credere che la finzione di certi brutti reality sia vera. L’attore invece è il contrario: lavora sulla finzione per raggiungere la realtà.” Antidivo, vero intellettuale impegnato, conquista con la forza del pensiero e della passione un pubblico giovane e preparato. “Sono felice di tornare qui – dice – Giffoni è uno dei festival del cinema più belli al mondo, non solo in Italia.” A due giorni dall’arrivo nella Multimedia Valley di Paolo Sorrentino, racconta: “Abbiamo appena girato il settimo film insieme (La grazia) e sul set l’entusiasmo era sempre alto. Un produttore amico ci disse che ci eravamo fatti del bene a vicenda. Aveva ragione, perché tra noi c’è un legame umano profondo oltre che professionale. Gli devo molto: è stato il primo regista a darmi un ruolo da protagonista completo. È soprattutto uno sceneggiatore e dialoghista eccezionale. Poi apprezza anche la mia capacità di adattarmi ai suoi ruoli e posso dire che ci aiutiamo a vicenda. Mi considera il suo fratello maggiore – sottolinea con affetto – e mi ha fatto interpretare anche suo padre. Il nostro segreto è probabilmente la capacità di mantenere sempre viva la curiosità.” A chi ha chiesto di L’uomo in più, ha spiegato che fin dall’inizio Sorrentino “voleva raccontare personaggi che stanno per avere successo e poi cadono.” Ed è proprio nel racconto di una caduta che si trova il senso del diventare umani, tema di #Giffoni55.

L’attore ha raccontato il magnetismo che si è creato tra lui e il regista Paolo Sorrentino, con cui sono praticamente in simbiosi. Paolo Sorrentino sarà sul blue carpet del festival della generazione digitale domani, 23 luglio.

Il brand Giffoni, dopo 55 anni, si conferma uno dei marchi culturali di nicchia più famosi al mondo.

Come ricordava Irene Maiorino, ospite oggi nella sezione dedicata al mondo delle professioni televisive e del cinema, “non avete paura di entrare nel mondo culturale, ma vi lanciate. Allo stesso tempo, però, ha una posizione precisa su quando farlo, quando capire che non è la vostra strada o desistere. Crede nella formazione scolastica e sa quando muoversi da autodidatta o rinunciare.”

circa 700 giovani hanno avuto l’onore di incontrare Ornella Muti che con poche battute sulla sua vita e il suo mestiere ha emozionato tutti i presenti in sala.

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