Di Paolo De Leo
Ogni azione della nostra onda gialla è molto importante. Non credete a chi dice che non potete cambiare la realtà: potete davvero farlo. Con queste parole Alessandra Ballerini, avvocata della famiglia Regeni, saluta i ragazzi di Impact! dopo un incontro intenso sulla tragica storia di Giulio Regeni, giovane ricercatore friulano rapito e ucciso al Cairo nel gennaio 2016. Un “ragazzo simpatico e spiritoso”, ricordano i genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi Regeni. Paola aggiunge: “Quando si pensa a un ricercatore, si immagina una persona noiosa. Invece vi lasciamo l’immagine di Giulio che fa scherzi e battute”.
Al centro dell’incontro, tenutosi in una Sala Verde piena e attenta, c’è stata la difesa dei diritti umani. Non solo per Giulio: “Regeni, Paciolla, Rocchelli, Trentini sono persone a cui sono stati violati i diritti fondamentali – dice Ballerini – Questo succede perché una parte della politica, non solo italiana, considera i diritti umani meno importanti degli interessi economici, del commercio di armi e simili. Ma sono convinta che la vera politica sia quella che protegge i diritti umani: non solo è più giusta, ma anche più vantaggiosa difenderli invece di permetterne la violazione. Se non si investe nella tutela dei diritti umani, tutto il resto è inutile”. Anche Paola Regeni sottolinea: “Bisogna cambiare la politica: prima vengono i diritti umani”.
Molte le domande dei partecipanti, soprattutto sulla fiducia che la famiglia Regeni ha nelle istituzioni. La risposta è chiara: “L’Egitto non è un Paese sicuro, lo dico perché parlo ogni giorno con due o tre profughi che scappano da lì – afferma l’avvocata Ballerini – Non dovremmo avere rapporti con un Paese pericoloso. Eppure tutto continua come se niente fosse, come se non avessero torturato e ucciso un cittadino italiano”. E questo nonostante “non abbia mai collaborato con lo Stato italiano”. Lo stesso vale per le istituzioni europee: “Si condannano le violazioni dei diritti umani in Egitto, ma poi si continua a fare affari con quel Paese”. Invece, “con i dittatori non si deve collaborare: vanno isolati, le violazioni dei diritti umani vanno combattute, e chi scappa da queste violazioni va accolto”. Claudio e Paola Regeni sono chiari: “Le risoluzioni dell’UE sull’Egitto sono come bolle di sapone”.
Nonostante le difficoltà, la ricerca della verità resta la missione della famiglia Regeni: “Fin dall’inizio, quando eravamo ancora al Cairo, abbiamo capito che Giulio aveva subito un oltraggio inaccettabile – spiega Claudio Regeni – Questo ci ha dato una forza e un coraggio che non pensavamo di avere. Cercare la verità è il minimo che possiamo fare”. Dopo molti ostacoli, “il processo è finalmente iniziato, stiamo andando avanti e cominciamo a vedere la verità. Speriamo di ottenere anche una giustizia processuale”. Paola aggiunge: “Questa ricerca è nata d’istinto, per quello che è successo a Giulio. La solidarietà, l’onda gialla, è stata fondamentale”. D’altronde, “il diritto alla verità non appartiene solo alla famiglia Regeni, ma a tutti noi. La fiducia è quella che riponiamo in voi – conclude Ballerini – nell’onda gialla”.
Il riferimento è al movimento di solidarietà nato attorno alla famiglia e alla sua battaglia. “L’onda gialla si è formata piano piano e cresce ogni giorno – spiegano Claudio e Paola Regeni – È fatta di cittadini comuni che vogliono difendere i propri diritti e ci aiutano nel nostro obiettivo di verità e giustizia. L’onda gialla ci fa sentire il sostegno e ci dà la forza per andare avanti”. E ancora: “Chi ci sostiene ha bisogno di agire. Per esempio, in Italia ci sono 140 panchine gialle, perché la panchina è simbolo di condivisione, dialogo, incontro”.
Nella Sala Verde si crea un vero patto tra i giovani partecipanti e la famiglia Regeni. I ragazzi si impegnano a portare avanti le richieste da rivolgere ai politici incontrati durante il festival. Da qui la domanda all’avvocata Ballerini e ai genitori di Giulio su cosa chiedere alle istituzioni. “La domanda che poniamo è questa: fino a che punto si può mettere l’interesse agli affari prima della difesa dei diritti umani fondamentali?”. Ma non solo: “Quanto è emerso in tribunale sulla repressione degli oppositori in Egitto è chiaro. Alla luce di quanto deciso dalla corte d’Assise, chiederei se si considera ancora l’Egitto un Paese sicuro e se sia giusto continuare a collaborare con quel regime”, dice Ballerini. L’avvocata aggiunge: “Chiederei anche la liberazione di Alberto Trentini. Non è negoziabile. Il regime di Maduro non è peggiore di altri dittatori con cui si fanno affari”, critica. E riguardo a Mario Paciolla: “Chiederei di non ostacolare il percorso verso la verità”.
