Di Paolo De Leo
Queste distanze rivelano il profondo legame tra Segre e Venezia, intrecciato all’identità della sua famiglia, alla distanza emotiva con suo padre Ulderico e alla distanza fisica imposta dalla quarantena durante la pandemia che ha fermato l’Italia per oltre due anni.
Segre rappresenta un esempio incisivo del tema “restare umani”, affrontando con sensibilità questioni complesse nei suoi film.
All’inizio di Molecole (2020), mentre scorrono immagini di turisti sul Ponte dei Sospiri, la voce di Andrea Segre afferma: “Non ho mai capito se appartengo a Venezia o no”. Le prime inquadrature mostrano una Venezia quasi priva di veneziani, un’immagine turistica che si trasforma in quella di una città vuota e silenziosa. Questo dubbio stabilisce il tono del film, che esplora identità, appartenenza e distanza. In particolare, Molecole indaga il bisogno di creare distanze e le sfide nel superarle, sia nel contesto del turismo sia nell’ambiente fragile di Venezia.
Il film racconta la difficoltà di superare distanze personali, familiari e fisiche: il rapporto tra Segre e Venezia, quello con suo padre Ulderico e la distanza imposta dalla pandemia. Molecole narra l’esperienza del regista in quarantena in una Venezia deserta nei primi mesi del 2020, una città solitamente gremita di turisti. Inizialmente concepito come un film sull’identità veneziana e l’acqua alta, diventa una riflessione sul distanziamento, nata dalla riscoperta della città attraverso la figura del padre, recentemente scomparso. Dopo aver pianificato le riprese a Venezia nel febbraio 2020, Segre fu bloccato dalla quarantena dovuta alla chiusura dei confini regionali. Il titolo Molecole richiama sia il lavoro del padre, fisico, sia le molecole del coronavirus che impongono distanze e rendono pericoloso il respiro condiviso. Il termine dà forma agli spazi che separano le persone, rendendo visibile l’aria invisibile che ci circonda e il suo ruolo fondamentale nella Venezia “elementale”.
Quando pensiamo agli elementi naturali di Venezia – terra, acqua, aria e fuoco – la prima immagine è quella dell’acqua, legata alla laguna e al suo ambiente unico. Tuttavia, in Molecole l’aria assume un ruolo centrale. Prima dell’inizio del film, una citazione da Lo straniero di Albert Camus, autore prediletto dal padre, parla di distanza, tempo e aria: “Dal fondo del mio futuro, durante tutta questa vita assurda che avevo vissuto, un soffio oscuro risaliva verso di me attraverso anni che non erano ancora arrivati”. Questo soffio dal futuro al presente riflette il tempo con cui Segre mostra una Venezia vuota, narrando un mondo impreparato all’impatto della distanza.
Cos’è l’aria? Oltre alla scienza, è uno dei quattro elementi fondamentali secondo Aristotele, Platone ed Empedocle: terra, aria, fuoco e acqua. Nell’Occidente, l’aria è legata al linguaggio e alla parola. Nel XX secolo, filosofi come Luce Irigaray hanno studiato il legame tra aria, parola, respiro ed esistenza umana, criticando l’importanza data alla terra da Heidegger e sottolineando l’aria come “elemento base” che sostiene la vita umana, pur essendo un elemento di assenza. John Durham Peters definisce il medium come “condizione che rende possibile” non solo strumenti tecnologici, e l’aria, in quanto medium, rappresenta la base respirabile dell’umanità.
Durante la pandemia, il respiro divenuto visibile ha imposto il distanziamento sociale, che ha trasformato lo spazio personale basandolo sul respiro, imponendo almeno due metri di distanza per ridurre la diffusione del virus. Così, l’aria è diventata un elemento che media la distanza.
Achille Mbembe, in The Universal Right to Breathe (Critical Inquiry), parla della distanza come diritto al respiro, sottolineando che respirare è segno di vita e allo stesso tempo di pericolo. Mbembe evidenzia la dimensione politica del respiro: non è solo un processo biologico, ma un privilegio distribuito in base a etnia, classe e condizioni economiche. La pandemia ha reso evidenti queste disuguaglianze attraverso la distanza.
Nel distanziamento, le mascherine sono diventate strumenti che modificano l’ambiente e le relazioni sociali, creando una distanza “portatile”. Francesco Casetti le definisce schermi che separano e proteggono, generando dinamiche sociali filtrate da questi dispositivi che rendono pericoloso condividere la stessa aria.
Questa necessità di distanza e isolamento fa dell’aria un elemento per riflettere sulla vicinanza e sulle relazioni. In Molecole, Segre esplora tre tipi di distanza: emotiva, familiare e fisica. Cerca di superare la distanza emotiva con il padre, scoprendo i suoi segreti; affronta la distanza fisica della pandemia e quella culturale con Venezia, espressa già nella prima frase. Questa distanza culturale è condivisa anche da veneziani intervistati, come Elena, vogatrice che insegna inglese ai turisti, simbolo della trasformazione della città in un’economia turistica. L’ambiente, con fenomeni come l’acqua alta, spinge molti a lasciare Venezia per la terraferma, accentuando questa distanza culturale. Segre documenta questo allontanamento con immagini di Piazza San Marco vuota, ristoranti chiusi, calli deserte, banchine silenziose e cortili deserti, creando un forte senso di distacco e smarrimento.
Il film affronta l’inaccessibilità di Venezia, la necessità di limitare il turismo per permettere alla città di rinascere e il rischio di sparire a causa del cambiamento climatico. Giulia, un’amica veneziana, racconta la fatica di mantenere la casa durante l’acqua alta, ma desidera restare a Venezia finché possibile. Tuttavia, molti scelgono di trasferirsi a causa dell’inabitabilità crescente e della gentrificazione. Nel film, pescatori parlano della necessità di tenersi lontani dai turisti per proteggere la città, preferendo vivere in isole meno frequentate e godere della calma della laguna, un distanziamento sociale volontario e salutare.
Dal punto di vista culturale e ambientale, la gentrificazione è vista come causa della distanza tra veneziani e città. Il turismo agita l’ecosistema lagunare con le onde di gondole e vaporetti. Durante il lockdown, la laguna silenziosa e calma offre un vuoto rigenerante, un ritorno alla Venezia di decenni fa, come spiega Maurizio ‘Caigo’ Calligari, ex direttore del Centro Maree. Mentre Segre tenta di superare le distanze, il distanziamento tra Venezia e il turismo è percepito come necessario e salutare.
A livello personale, Molecole mostra il tentativo di Segre di riconnettersi con il padre Ulderico, uomo silenzioso e riservato che trascorreva ore nel suo studio. Il film alterna filmati d’archivio realizzati dal padre a immagini di una Venezia in quarantena. Segre esprime il desiderio di colmare le distanze parlando in voce off in spazi vuoti, cercando di superare la distanza comunicativa con il padre e con la città. In una scena con foto scattate durante la grande acqua alta del novembre 2019, Segre dice di aver catturato “scomparse, vuoti, quasi fantasmi”.
Le immagini di vuoto richiamano la paura della solitudine, che riaffiora durante la quarantena mentre Segre cammina in una Venezia silenziosa e deserta.
Solitudine e distanza sono temi centrali: all’inizio del film Segre racconta di una lettera scritta al padre a 25 anni mai ricevuta risposta. Parla con lui in voce off, chiedendo “c’è qualcosa che puoi vedere nell’invisibile?”, “parlando nell’aria” degli spazi vuoti.
Regista e sceneggiatore di film e documentari, candidato al premio per la miglior regia ai David di Donatello 2025 per il film Berlinguer – La Grande Ambizione.

